L'apertura di un nuovo fronte di conflitto nell'area del Golfo sta creando numerose preoccupazioni in gran parte del mondo per le forniture di petrolio e gas naturale. Il controllo da parte iraniana dello stretto di Hormuz e di fatto la sua chiusura sta creando enormi problemi al commercio internazionale di materie prime.
Se le conseguenze sono già visibili in Europa, con il rincaro dei prodotti energetici, anche il continente Africano ne sta pagando le conseguenze in quanto l'Africa dipende in modo significativo dal Medio Oriente per i prodotti petroliferi raffinati, in particolare nell'Africa orientale e meridionale, dove le importazioni mediorientali costituiscono una quota dominante delle forniture. Difatti, sebbene l'Africa sia un importante produttore di petrolio e gas, la mancanza di una capacità di raffinazione interna sufficiente fa sì che molti Paesi africani dipendano dal Medio Oriente per benzina, gasolio e altri carburanti e prodotti di natura petrolifera.
I Paesi dell'Africa orientale e subsahariana hanno sviluppato un'elevata dipendenza energetica dai Paesi del Medio Oriente (in particolare Arabia Saudita, Oman, Emirati Arabi Uniti e Kuwait) con oltre il 75% del petrolio importato.
Anche in Sudafrica le importazioni di carburanti raffinati dal Medio Oriente sono aumentate significativamente a causa della chiusura di molte raffinerie.
Nonostante gli sforzi verso una transizione energetica verde, quasi il 95% del consumo energetico dell'Africa proviene da combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale), con gli idrocarburi che rappresentano il 74% del suo approvvigionamento energetico (dati 2024).
Le crisi in Medio Oriente, come quelle causate dai conflitti, hanno quindi un impatto diretto sulle catene di approvvigionamento africane e causano un aumento dei prezzi dell'energia.
Anche in Nord Africa, nonostante sia un importante esportatore di gas naturale (tramite Algeria ed Egitto) e detenga riserve ingenti, la domanda di energia sta crescendo rapidamente a causa della crescita demografica, mettendo sotto pressione le forniture locali.
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