L'Africa vive una profonda contraddizione energetica: pur disponendo del 12% del petrolio e dell'8% del gas mondiale, oltre il 40% del suo mix energetico si basa ancora su fonti tradizionali, spesso inquinanti. La dipendenza dai combustibili fossili persiste nonostante il potenziale solare ed eolico, con Paesi come l'Angola vincolati alla volatilità dei prezzi del greggio e un alto rischio di aumento delle emissioni del 70% entro il 2030.
Nonostante l'enorme ricchezza di risorse, circa un terzo della popolazione non ha accesso all'elettricità. Molti paesi esportano greggio ma restano dipendenti dalle importazioni per i prodotti raffinati, subendo la volatilità dei prezzi e alti costi per generatori e carburante.
Aziende come Eni (secondo produttore di gas e petrolio nel continente) basano una parte significativa della loro produzione in Africa, il che, secondo alcuni, ostacola una rapida transizione energetica.
La dipendenza fossile comporta rischi climatici, la creazione di "asset incagliati" (infrastrutture che diventeranno obsolete) e limita la crescita economica, come mostrato dal caso della Nigeria, dove l'inaffidabilità energetica causa perdite del 5,8% del PIL.
Esiste un enorme potenziale per le energie rinnovabili (es. il 92% della capacità in Kenya proviene da fonti verdi), ma la mancanza di finanziamenti e di reti stabili rallenta il passaggio dai combustibili fossili, indispensabile per il futuro sostenibile del continente.
La necessità di investimenti infrastrutturali e la diversificazione verso le rinnovabili sono cruciali per superare la povertà energetica e la dipendenza dalle fossili.


